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25 novembre 2012

Fashion, not victim!

Non so se essere più incazzata o indignata. Incazzata perchè mi sento presa per i fondelli da quei marchi di cui ho sempre acquistato i capi, che ho sempre lodato e consigliato a destra e a manca. Indignata perchè avevo riposto fiducia in questi brand, quegli stessi marchi che distribuiscono volantini in cui lodano le loro politiche aziendali volte a preservare la salute e il benessere del consumatore tramite l'utilizzo di sostanze naturali e non nocive per l'uomo.
Quegli stessi marchi che ora Greenpeace smaschera e addita come utilizzatori di sostanze chimiche nocive per l'uomo e l'ambiente.

Ad aprile 2012 Greenpeace ha analizzato i capi d’abbigliamento di 20 famose case di moda; le analisi hanno messo in luce l'utilizzo di sostanze chimiche nocive per l'uomo come nonilfenoli, etossilati, ftalati e ammine. Sono sostanze che a contatto con l’ambiente si trasformano in composti tossici che alterano il sistema ormonale dell'uomo.

E' stata inoltre riscontrata la presenza di alcune sostanze cancerogene rilasciate da alcuni coloranti.
(Trovate l'elenco completo dei capi qui: http://www.greenpeace.org/italy/it/campagne/inquinamento/acqua/Campagna-Detox/Tessuti-Tossici/)

Stiamo parlando di marchi del calibro di Zara, Benetton, Victoria's Secret, Diesel, Levis,Gap, Mango e persino Armani!
Via: http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2012/inquinamento/Toxic%20Threads%20report.pdf


A questo punto che differenza ci sarebbe tra i capi venduti dai cinesi e questi dei grandi marchi?
 
Sono tutti o quasi made in Cina, no? Ormai guardiamo l'etichetta con aria sconsolata perchè sappiamo già quale sarà il luogo di produzione del capo in questione. Sia questo scritto semplicemente come CHINA o sotto forma del più fuorviante acronimo PRC (Popular Republic Chinese),o più raramente Turkey o Parkistan, la certezza è che sicuramente non leggeremo Italia.
E se a spingerci a preferire marchi noti piuttosto che capi senza etichetta è la sicurezza che questi ci conferirebbero, beh, fatta la scoperta di Greenpeace, non avremmo più neanche quel pretesto.
Saremmo solo dei cinici a voler spendere di più per dei prodotti con le stesse caratteristiche.

Per poter continuare a riporre la nostra fiducia nelle aziende sopra citate dobbiamo chiedere che sospendano l'utilizzo dei composti tossici e ci garantiscano la qualità degna del loro nome e della loro fama.

Per cominciare possiamo chiedere a Zara, il più grande rivenditore al mondo di capi d'abbigliamento, di eliminare queste sostanze dalla catena produttiva. Bastano 20 secondi per compilare la petizione! Un piccolo sforzo per un grande aiuto.
20 secondi per provare a fare la differenza, perchè stavolta è in gioco la nostra salute e quella dell'ambiente. 20 secondi del vostro tempo affinchè Zara segua l'esempio di grandi marchi come H&M e Marks&Spencer che si sono già impegnati in precedenza a ripulire la propria filiera produttiva dalle sostanze tossiche


Diffondete la notizia, boicottiamo Zara e chiediamo una risposta concreta!
Trovate la petizione qui: http://www.greenpeace.org/italy/zara/




NB: E' importante sottolineare che per i livelli di sostanze chimiche trovati nei vestiti non è noto se costituiscano un rischio diretto per la salute di chi li indossa. Quando vengono rilasciate nell'ambiente, però, queste sostanze possono avere effetti pericolosi sulla salute dell'uomo e di altri organismi.

Scarica il pdf per i dettagli: qui

4 commenti:

  1. lo so queste cose lasciano l'amaro in bocca!!!

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  2. Che cosa vergognosa! Non so veramente cosa dire...

    http://www.mymartinablog.blogspot.it/

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  3. Avevo letto di questa scioccate notizia.
    Onestamente non so come fare...probabilmente andrò a giro nuda.
    Spero che le aziende chiamate in causa diano qualche risposta e soprattutto adeguino tessuti e lavorazioni in modo a renderle 'salutari' per l'uomo e l'ambiente!

    baci G
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  4. ho letto anch'io questa notizia davvero triste.
    le sostanze potenzialmente cancerogene utilizzate per produrre questi capi pare non facciano male a chi li indossi (sono quantità infinitesimali) ma per chi le utilizza durante la lavorazione possono essere dannosissime.
    è vergognoso che nel 2012 esista ancora questo tipo di sfruttamento legalizzato.

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